Perché ho deciso di vivere all’estero (e come decidere se fa al caso tuo)

Un mese fa, dopo aver passato la stagione a prepararmi, mi sono definitivamente trasferito in quel di Gran Canaria. Ho scoperto che alcune dicerie che leggi su internet sul “vivere all’estero” sono vere, altre meno, altre imprecise…

Prima di scrivere un articolo, faccio sempre delle ricerche. Ho scoperto che quasi tutti gli articoli su “come vivere all’estero” sono su portali di turismo, cambiare vita e hanno un tono vagamente paradisiaco. Come se andare all’estero fosse la panacea di tutti i mali.

Guarda caso, sempre con immagini tipo questa.
Guarda caso, sempre con immagini tipo questa.

Parlano del “come”, non del “se” o del “perché”. Ma capire il perché vuoi emigrare, e ancora più importante se dovresti farlo o no, è alla base di tutto. Ed è d questo che voglio scrivere oggi.

Online leggi storie di persone che ce l’hanno fatta, che hanno un lavoro da sogno, foto di gente che sta in spiaggia a prendere il sole a natale e così via.

Ma è tutto vero?

Dipende…

E se anche tu vuoi lasciare l’Italia, questo articolo ti darà un’idea migliore di cosa significa partire per sempre. E ti aiuterà a capire se è una strada che ti porterà alla felicità o al rimorso (la risposta non è così banale).

Perché trasferirsi all’estero

Iniziamo da quelli che sono i motivi per i quali le persone si trasferiscono all’estero, e anche io l’ho fatto.

Visto che non mi piace parlare in termini assoluti (perché non ha senso), farò un confronto Italia contro Estero.

1 – L’economia funziona veramente

È la prima cosa che guardo, perché è impossibile vivere bene se l’economia è allo sbaraglio.

I segnali economici in Italia sono zoppicanti, a dirlo da ottimisti. Ad oggi è ancora possibile trovare un ottimo lavoro velocemente in Italia (ho pure un blog apposito sull’argomento), ma viaggiando, mi sono accorto che nell’ex Bel Paese l’economia stagna. Alcuni esempi:

  • Negli Stati Uniti, i cartelli “hiring now” (assumiamo ora) sono sulle vetrine della metà dei locali. Basta farsi una passeggiata in centro per essere assunto.
  • In Inghilterra pure, ho trovato un buon lavoro in 6 ore senza difficoltà.
  • In Lettonia, dove sono tornato 2 anni dopo averci studiato, lo sviluppo è stato straordinario: non hanno usato la scusa della crisi, invece si sono rimboccati le maniche e hanno ricostruito sulle macerie.
  • Qui in Spagna, il governo si sta davvero impegnando per aiutare l’economia e soprattutto le piccole imprese.

Lasciamo perdere quello che TG, giornali e blog chiamano “economia”, quelle sono per il 90% delle stupidate che fanno rivoltare Keynes nella tomba: basta andare all’estero per accorgersi che in Europa l’economia si sta riprendendo e il benessere aumenta, in Italia no. Lo dicono anche le statistiche, ma vederlo con i propri occhi ha tutto un altro impatto.

Più viaggiavo, più mi rendevo conto di quanto il resto del mondo stesse andando avanti senza l’Italia.

2 – Il governo fa almeno finta di essere serio

Dico che fa almeno finta perché, vista la mia scarsa stima verso i politici, non metterei la mano sul fuoco sulla loro sincerità e senso di giustizia.

Però come minimo, le apparenze di un governo giusto ci sono. In Italia ormai i politici nemmeno fanno più finta di essere onesti, tanto non gli succede niente comunque.

Il grande problema è che hanno ragione.

In Italia non voto dal 2010 né seguo la politica, né ho intenzione di iniziare a farlo. Perché? Non mi sento rappresentato da nessuno, quindi non voto nessuno.

“Vota il meno peggio” mi dicono. Il problema è che non c’è nemmeno quello, e la mia vita è troppo breve per stare a incazzarmi e urlare contro la TV. Ho di meglio da fare.

Non dico che tutti dovrebbero fare come me e ignorare la politica. Se ti piace seguirla, seguila. Se vuoi votare, vota. Ma io credo che oggi la scheda nulla sia un segnale più forte del voto a qualsiasi politico.

3 – Il clima è più rilassato

E non parlo della temperatura: vivo alle Canarie, ma a me piace la montagna.

Parlo delle persone.

Sei mai stato a Milano? Anche solo respirare l’aria cittadina mi fa salire lo stress, pure se sono in vacanza. L’italiano medio è stressato.

Stressato dalla politica, stressato dalla crisi, stressato dalle tasse, stressato dallo stress. Chi più ne ha, più ne metta. E non fatico a capirne il motivo, pure io sarei stressato se vivessi in Italia.

All’estero le persone sono più rilassate, più tranquille. Non se la prendono, ti fanno passare se attraversi sulle strisce. O sono andato per puro caso solo in posti tranquilli, o inizio a vedere un trend: l’Italia è un paese che ti prosciuga le energie e la voglia di vivere.

4 – La tecnologia avanza, così come il benessere

L’evoluzione tecnologica degli ultimi quarant’anni è una delle più grandi rivoluzioni della storia dell’uomo. Tecnologia è sinonimo di benessere.

Per trovare qualcosa di lontanamente paragonabile bisogna tornare indietro a Tesla e i suoi studi sull’elettricità, ma solo perché hanno permesso l’evoluzione tecnologica con i computer.

E l’Italia come è messa? Male, anzi peggio.

Lo si vede, per fare un esempio, dalla velocità delle connessioni a internet. Secondo Net Index Explorer, siamo 96° al mondo su 197 Paesi. Più lenti di Grecia, Messico, Brasile e Kwait, per dire. E se andiamo a vedere la velocità di upload, indispensabile per le aziende che lavorano molto su internet, il risultato è ancora peggiore.

La situazione non cambierà, perché il governo in Italia non investe sulle infrastrutture tecnologiche. Anzi ha messo qualche anno fa una “tassa sulla tecnologia”, passata in sordina, che aumenta il prezzo dei componenti informatici.

Il futuro dei Paesi industrializzati lo si vede dal loro livello di informatizzazione. E per l’Italia, il futuro è buio.

Quindi l’Italia non ha speranze?

Se potessi dare una risposta certa a questa domanda, mi chiamerei Mago Merlino.

Al massimo posso dire che ci sono Paesi che al momento hanno un benessere maggiore dell’Italia, e in futuro probabilmente continueranno ad averlo.

Posso esserne certo? No, ma se dovessi scommettere su chi vincerà la prossima Coppa Italia, punterei sulla Juventus e non sulla Reggina.

Magari mi sbaglio, non ho la sfera di cristallo. Anzi spero di sbagliarmi, spero che entro pochi anni l’Italia tornerà ad essere il Bel Paese con un boom economico senza precedenti. Ma non è saggio restare nella casa in fiamme sperando che arrivino in tempo i pompieri.

Se le mie previsioni saranno sbagliate, allora sarò felice di tornare.

I problemi del trasferirsi

Ok, fin qui ti ho parlato della parte bella. Ma questa ormai è la terza volta che vado a vivere in un Paese a migliaia di chilometri da casa, e anche se ci ho fatto il callo, esistono dei problemi ricorrenti.

Sono problemi che dovresti valutare prima del trasferimento, e chiederti se ne vale la pena.

1 – Amici e famiglia

Sì, all’estero ti fai pile di amici in poco tempo. Ogni volta che sono andato a vivere fuori dall’Italia, entro breve avevo il calendario pieno di eventi. Ma non c’è niente da fare, secondo me gli amici insieme ai quali sei cresciuto non si battono.

L’allontanamento viene vissuto da ognuno a modo suo. Chi lo sente di più, chi di meno. Chi sceglie di non partire anche solo per questo motivo. È comunque un aspetto che devi tenere in considerazione.

Soprattutto se sei introverso. Gli introversi fanno più fatica a fare nuove amicizie se non conoscono nessuno nel Paese di destinazione, e ancora peggio se non parlano bene la lingua del posto. A proposito: il mio prossimo libro si chiamerà proprio “relazioni sociali per introversi” (titolo provvisorio), e credo che sarà pronto fra uno o due mesi. 😉

2 – Lingua e usanze diverse

E in questo ci aggiungo anche il cibo: ho viaggiato molto e ogni Paese ha i suoi piatti tipici molto buoni. Ma come livello medio, la cucina italiana rimane su un altro pianeta.

Poi, la lingua. Se la sai bene sei a posto, altrimenti all’inizio è una rottura. Qui alle Canarie nessuno conosce l’inglese, e intendo proprio nessuno nessuno, quindi all’inizio è stato un bell’impatto. Non ho mai studiato lo spagnolo, e anche se è molto simile all’italiano, le prime settimane ho fatto un attimo di fatica.

Soprattutto perché ho dovuto fare cose complesse tipo cambiare residenza, aprire un’azienda e affittare un appartamento in una lingua che conosco poco.

A questo si aggiungono le usanze diverse, che possono creare una barriera culturale e rendere più difficili i rapporti sociali e di lavoro. Ad esempio, nei Paesi anglosassoni i rapporti fra colleghi nelle aziende sono meno formali, e anche il processo di assunzione è diverso. In Giappone, le persone parlano poco e hanno un grande rispetto verso l’autorità.

Queste differenze possono piacere o no. In Spagna pranzo e cena sono spostati molto più avanti che in Italia, ma a me piace svegliarmi presto e mangiare presto. Però sono molto più rilassati e si godono la vita, e questo invece mi piace.

Il modo in cui le persone si comportano e interagiscono con te è soggetto alle differenze culturali specifiche del Paese, e non puoi sapere se le differenze ti piaceranno o no quando arrivi. Non esistono culture “oggettivamente” migliori o peggiori di altre, è tutta una percezione.

Un esempio lampante: gli Stati Uniti. Ad alcuni gli americani stanno simpatici per il loro modo di fare molto esuberante, ad altri stanno sui nervi per la stessa ragione.

3 – I costi

Trasferirsi all’estero costa, soprattutto se lo vuoi fare in maniera definitiva. All’inizio non te ne rendi conto, ma spendere fra una cosa e l’altra qualche migliaio di euro non è così difficile.

E non parlo di trasferimenti temporanei per qualche mese, o di nomadi digitali che continuano a viaggiare (scelte  comunque valide). Se vuoi stabilire delle basi a lungo termine in un altro Paese, devi spenderci dei soldi. Più di quanti ne spenderesti se lo facessi in Italia.

4 – Lo stress del cambiamento

Nei racconti che leggi sui blog le persone parlano di quanto sia bello vivere all’estero, di quanto ci abbiano guadagnato a trasferirsi. Ma al massimo accennano brevemente alle difficoltà, seguite da un “… ma ne è valsa la pena”.

Ora, chiunque ti dice che andare a vivere all’estero non comporta nemmeno un grammo di stress, ti sta contando una balla. O se la sta contando a sé stesso.

Perché la mente umana ha paura dell’ignoto, e per definizione abbandonare il proprio Paese significa buttarsi nell’ignoto. Puoi fare tutti i preparativi che vuoi, ma le preoccupazioni ci saranno sempre.

Ognuno di noi reagisce in maniera diversa allo stress. Chi ne soffre molto, chi meno. Ma tutti ne sono influenzati.

Chiediti: tu come reagisci di solito allo stress? Come ti sei comportato in passato in situazioni in cui dovevi affrontare l’ignoto? Molte persone tornano in Italia dopo poche settimane, perché non riescono a sopportare lo stress associato al trasferimento.

Chi NON dovrebbe andare a vivere all’estero

Un mio amico mi ha detto la sua teoria: molte persone vanno a vivere all’estero, ma tutte prima o poi tornano. Io non sono d’accordo, ma è vero che il tasso di fallimento è elevato. Come puoi evitare di rientrare in questa statistica?

Segui il tuo istinto, fai delle prove. Visita un posto, torna in Italia, lascia passare qualche mese. Sei ancora convinto che fa per te? Trasferisciti per un po’, magari passaci tutte le ferie, impara la lingua se ancora non la conosci. Informati sulle opportunità di lavoro e di alloggio.

Non fermarti alle copertine dei tour operator e al termometro, chiediti veramente se il posto fa al caso tuo: c’è vita notturna o è pieno di pensionati? Ho già conosciuto persone simpatiche del posto? Come sono gli affitti? E i servizi? Si trovano buoni lavori? La cultura è adatta a me?

Dopo aver fatto tutte le tue ricerche, se sei ancora convinto, prova a trasferirti per un po’. Non qualcosa di definitivo, nel caso cambiassi idea. Non c’è niente di male nel tornare indietro: io ho passato 2 mesi in Inghilterra vicino Exeter, bel posto ma troppo noioso, e sono tornato a casa.

Se non ti piace un Paese, magari te ne piacerà un altro. Se in Italia non ti senti “a casa”, trova la cultura che più si avvicina alla tua. Può essere quella spagnola, inglese o giapponese.

Scopri il piacere del viaggio: non le gite con i tuor operator, ma la scoperta di culture nuove e diverse dalla tua. Ti si aprirà un mondo, ed entrare in contatto con culture diverse ti aprirà la mente come poche altre cose. Tornerai più ricco di prima.

Quindi, chi NON dovrebbe trasferirsi all’estero?

1 – Chi non sa cosa significhi

Alcuni dicono di volersi trasferire all’estero perché va di moda. Ma non hanno mai viaggiato, e non sanno cosa significa veramente. Lo dicono come sinonimo di “l’Italia mi fa schifo”.

Queste persone di solito parlano tanto, ma non si trasferiscono mai veramente.

2 – Chi vuole portarsi dietro l’Italia

Alcuni espatriati vogliono portarsi dietro l’Italia, le sue tradizioni e la sua cultura. Uscire e mangiare la pizza, bere caffè e cornetto al bar la mattina, andare al supermercato e trovare Parmigiano e Asiago. Sono quelli che si creano una bolla di amici italiani, ed escono solo con loro. A mala pena imparano la lingua locale, e con poca voglia.

Se vuoi vivere all’estero, devi prepararti ad assorbire le abitudini e la cultura del Paese ospitante. Altrimenti tanto vale che resti in Italia, dove il Parmigiano lo puoi trovare veramente al supermercato.

Se non ti interessa la cultura di un Paese e non ti emoziona l’idea di integrarla nella tua vita, allora non è il Paese giusto per te.

3 – Chi già sta bene in Italia

C’è anche questa categoria, niente di male. Se stai bene in Italia, perché dovresti andartene? Perché è sulla bocca di tutti e pare sia all’ultima moda? Guarda, non seguirle le mode.

Hai già un buon lavoro, sei felice e rilassato, un giro di amici e magari sei sposato. La tua vita sta andando bene. Continua così. Ti consiglio comunque come minimo di imparare l’inglese e creare un piano B, nel caso in cui le cose in Italia prendano una brutta piega.

Dall’altra parte, se le cose qui ti stanno andando male, prova con l’estero.

Una volta stavo parlando con un ragazzo che si lamentava del fatto che non riusciva a trovare lavoro, che aveva mandato curriculum ovunque senza risposta. Io gli ho chiesto: “se trovassi lavoro all’estero, andresti?”

“Subito”, mi ha risposto.

Molte persone nemmeno si rendono conto che possono lavorare all’estero, e costruirsi una vita. Quella persona ha mandato un curriculum in Spagna, ed è stata assunta. Ora mi ringrazia ogni volta che mi vede, perché gli ho dato un’alternativa alla quale non aveva mai nemmeno pensato.

Il mondo è più grande dell’Italia. Se dove stai non ti piace, cambia. Senza stare complicarti la vita inutilmente.

4 – Chi lo fa per l’avventura

Se vai all’estero per cercare avventura, allora vai in cerca d’avventura. Continua a viaggiare, scopri nuovi posti e nuove culture. Niente di male, anche io l’ho fatto per anni e continuerò a farlo.

Ma per trasferirti definitivamente devi avere una ragione più profonda.

L’estasi della novità, del vedere un Paese nuovo, ha per definizione una durata limitata. Se sei in questa categoria, buon per te! Ma se decidi di trasferirti all’estero, parti con la consapevolezza che sarà temporaneo.

5 – Chi la legami che lo fermano

Legami come dei figli, o un lavoro a tempo indeterminato. In altre parole, se hai molto da perderci.

Andare all’avventura è bello, ma non se metti a repentaglio la vita che ti sei costruito col sudore della tua fronte.

Eppure, ci sono persone che continuano a farlo: si fanno stregare dalla bellezza di un posto esotico e dai racconti su internet, mollano tutto e partono all’avventura.

Se fai delle ricerche, troverai solo storie di chi dice che è stata la decisione migliore della loro vita. Ovvio: tutti quelli che falliscono non te lo vengono a raccontare. Ma ce ne sono, eccome se ce ne sono.

Quindi se hai molto da perdere e nulla di sicuro all’estero (come un contratto già firmato), non fare pazzie di cui potresti pentirti. Se proprio vuoi andartene cerca di porre delle basi senza pregiudicare la tua vita in Italia, e potrai fare il grande passo quando sarai sicuro che sia la cosa giusta da fare.

Conclusione

Io non posso sapere se trasferirti all’estero è la scelta giusta per te. Qui ho cercato di darti i pro e i contro, che puoi pesare per conto tuo. Sono le differenze nel tuo carattere e nel tuo sistema di credenze a determinare la scelta più adatta alle tue esigenze.

Io ho fatto la scelta giusta, e sono felice di essermene andato dall’Italia. Se tu ancora sei indeciso, potresti provare a trasferirti solo per qualche mese e lavorare in qualche capitale europea: male che vada impari diverse lezioni di vita, migliori la conoscenza di una lingua straniera, e magari ti ritrovi con qualche soldo extra.